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"No one is illegal" - la battaglia della RRAN per i rifugiati in Australia

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Intervista a Sarah Ross, studentessa di “Sviluppo della Comunità” presso la Murdoch University di Perth, in Australia occidentale, ed attivista del “Refugees Rights Action Network”, organizzazione con sede a Perth che si batte sul fronte dell’integrazione, solidarietà ed accoglienza nei confronti dei rifugiati in Australia, contro le politiche del governo Australiano di detenzione, isolamento e respingimento.

 

Cosa è il  “Refugees Rights Action Network”? Quando è nato? Quali sono i suoi obiettivi?  

 

 “Refugees Rights Action Network” è un gruppo di attivisti formato in risposta alle politiche disumane per i rifugiati politici portate avanti dall’ex primo ministro australiano John Howard nei primi anni 2000. Lo scopo del gruppo fu quello di creare un discorso alternativo per quanto riguardasse i richiedenti asilo, per una campagna contro la politica di detenzione obbligatoria e per un approccio più umano nei confronti dei rifugiati. Nei primi anni 2000 la storia dell’Australia è stata spinta verso una nuova direzione, quella che ha legittimato il razzismo e la xenofobia. Nel 1996, Pauline Hanson è stata eletta in parlamento. Era una ex leader di un partito nazionalista di destra, “One Nation”. Ecco cosa disse nel suo discorso inaugurale a seguito della sua elezione: “Credo che siamo in pericolo di essere sommersi dagli asiatici. Tra il 1985 ed il 1995, il 40% di tutti gli immigrati che sono entrati in questo paese sono di origine asiatica. Hanno la loro cultura e la loro religione, formano ghetti e non si integrano. Naturalmente sarò chiamata razzista, ma se posso invitare chi voglio a casa mia, voglio avere il diritto di avere voce in capitolo su chi viene nel mio paese. Un paese davvero multiculturale non può essere forte ed unito”. E 'diventata sempre più tristemente famosa per i suoi commenti sprezzanti nei confronti dei musulmani . Il partito Liberale capitalizzò l’aumento di punti di vista razziali negativi. Questo contesto fu aggravato a seguito degli eventi dell’undici settembre negli Stati Uniti. Il primo ministro liberale John Howard tracciò dei legami tra le persone che provenivano per mezzo di nave ed i terroristi. Nel 2001, un mezzo di trasporto navale norvegese chiamato “MV TAMPA” arrivò in Australia portando 438 profughi per la maggioranza afgani. Il governo rifiutò l’ingresso di Tampa ed il Primo Ministro ordinò anche alle forze speciali australiane di salire a bordo della nave scatenando una disputa tra il governo australiano e norvegese. In seguito il governo stabilì centro di detenzione in isole remote come Papua Nuova Guinea e Nauru. I rappresentanti del governo hanno continuato ad agitare la percezione negativa dei richiedenti asilo con la questione dei “Bambini in mare”, in cui denunciavano che i richiedenti asilo gettavano i loro figli in mare, cosa che non era vera ed in seguito si è saputo che erano consapevoli del fatto che non fosse vera. Questo ha determinato le condizioni che hanno portato alla formazione del  “Refugees Rights Action Network”: esso è un gruppo di attivisti politici che ritiene che i richiedenti asilo non dovrebbero essere tenuti nei centri di detenzione, ma accolti nelle comunità. Noi critichiamo il governo australiano per il trattamento disumano dei richiedenti asilo. RRAN porta avanti una serie di iniziative per cercare di svelare i molti problemi della detenzione obbligatoria. Organizziamo viaggi in autobus presso i centri di detenzione a distanza per consentire alle persone di stare in contatto con i richiedenti asilo, guardarli negli occhi, metterli in contatto in aree remote collocate nel deserto e mostrare ai detenuti che esistono persone australiane che hanno attenzione per loro. Un altro progetto che intraprendiamo è la raccolta fondi per inviare dizionari ad i richiedenti asilo in stato di detenzione, di cui non dispongono. L’altra componente del nostro lavoro è cercare di comunicare ai media quello che sta succedendo all’interno dei centri di detenzione e che ci sia trasparenza all’interno del governo e nella SERCO, la società privata che gestisce i centri.

 

Qual è la situazione attuale dei rifugiati in Australia? Quali sono i paesi da cui provengono?

 

La politica che si è intensificata sotto Howard era la detenzione obbligatoria. Ogni richiedente asilo che arriva in Australia via mare è detenuto in un centro di detenzione per un periodo di tempo indefinito , senza accusa né processo . Non hanno idea di quando usciranno , non c'è una sentenza o un limite di tempo. Essi sono lasciati in uno stato di attesa perenne . L’88% dei richiedenti asilo trattenuti nei centri di detenzione per migranti in Australia svilupperà una malattia mentale come conseguenza della propria detenzione . Autolesionismo e suicidio dilagano nei centri di detenzione , così come le persone sono lasciate nel limbo . Gli uomini che hanno fatto  viaggi pericolosi in primo luogo con l'intento di portare la loro famiglia in salvezza sono agonizzanti per il fatto che essi sono immobilizzati in carcere, mentre la loro famiglia rimane in pericolo. I paesi di provenienza principali dei rifugiati via mare sono per la maggioranza i Tamil dello Sri Lanka, in fuga da una sanguinosa guerra civile ed una pulizia etnica, gli Hazara dal Pakistan e dall’Afghanistan, una minoranza etnica perseguitata, gli iraniani che hanno sofferto persecuzioni ed i vietnamiti perseguitati per ragioni politiche o religiose. I Centri di detenzione esteri in Manus Island e Nauru sono stati riaperti. Ad un certo punto a Nauru, 50 uomini dovevano condividere una tenda e le persone avevano accesso a soli 3 minuti di acqua al giorno per doccia. Le persone vivono ancora nelle tende al caldo ed all’umidità a Manus e Nauru. Quando i centri sono stati riaperti, un iraniano è andato in sciopero della fame per 50 giorni. In alcuni centri di detenzione le persone vengono chiamate non per nome, ma per mezzo di numeri identificativi. Ci sono ancora regolarmente tentativi di suicidio o casi di autolesionismo, parliamo di una violenza istituzionalizzata.

 

Durante una iniziativa pubblica hai spiegato come la politica per i rifugiati in Australia è una forma d violenza contro le donne. Perché?

 

La detenzione porta anche a pratiche umilianti all’interno dei centri. In alcuni centri si deve dimostrare che si è a corto di qualcosa al fine di ottenere di più , come uno shampoo , per esempio. Essi hanno esteso questa pratica a cose come assorbenti e pannolini. Per le donne sono ammessi solo 3 assorbenti al giorno e non possono ricevere tutti in una volta, e devono fare la coda per ricevere il prossimo. Capita anche che le madri siano separate per alcuni periodi dai loro figli. Altri effetti delle politiche sui richiedenti asilo che si hanno sulle donne e quello di darle le motivazioni per andare sulle barche nei luoghi chiamati “Temporary Protection Visas”. Essi concedono una protezione temporanea per tre anni prima di dover dimostrare ancora una volta che non è sicuro per loro tornare a casa. Questo li lascia in una situazione di ulteriore limbo e nella costante paura che saranno rimandati a casa. La cosa peggiore è che spesso gli uomini prendono prima il viaggio e poi sono raggiunti dalle loro  famiglie. I TPV vietano le riunioni di famiglia, questo ha portato al fatto che l’unico modo per cui potevano essere riuniti era per le loro mogli ed i figli di viaggiare attraverso le navi. Che è quello che è successo, cioè viaggiare su navi terribili le cui vittime principali sono donne e bambini.

 

Qual è la situazione in Australia per quanto riguarda i fenomeni del razzismo e della xenophobia?

 

Razzismo e xenophobia sono miti completamente incontrastati. Quello che è peggio è che essi sono prevalentemente diffusi e rafforzati dal governo conservatore. C'è stata una significativa ricerca che ha rivelato come gli atteggiamenti negativi nei confronti dei richiedenti asilo fossero basati su false credenze. E 'indicativo che gli atteggiamenti della gente sarebbero diversi se le persone fossero informate ed istruite sul tema. Il governo inoltre cerca di proposito di disumanizzare i richiedenti asilo. Fanno costruire centri di detenzione in luoghi lontani in mezzo al nulla e limitano l'accesso quanto più possono. Questo impedisce che il lato umano della storia dei richiedenti asilo possa raggiungere la coscienza pubblica.

  


 


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