Dimenticare la Matematica

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1- Il problema della realizzazione della”macchina intelligente”, ovvero l’interrogazione sulla possibilità di costruire una macchina capace di simulare compiutamente l’attività del pensare, si pone non solo al centro del dibattito epistemologico contemporaneo, ma suscita anche echi che spiazzano e perciò incuriosiscono il senso comune.
Si può formulare questo problema in termini profani, pur senza lasciare per strada l’originario rigore dell’interrogazione,chiedendosi se il trasferimento alla macchina delle operazioni del pensare che seguono uno schema  frontale specificabile tramite un algoritmo comporti la possibilità di conferire alla macchina tutte le forme del processo intellettivo. Il che equivale a chiedersi se ciò che si può pensare tramite la lingua naturale sia interamente esprimibile nei linguaggi formali,se la parola possa essere versata senza residui dell’informazione.

2- V’è una risposta negativa quanto ovvia, a questa domanda, che mostra la poesia come luogo proprio della lingua, irriducibile al concetto di informazione. Non ogni forma linguistica, infatti, è informazione. L’informazione presuppone l’assenza di ambiguità laddove la poesia la desidera. Riprenda,per esempio, il frammento di Eraclito che vuole la guerra madre di tutte le cose; esso può svelare una verità decisiva proprio perchè non contiene alcuna informazione; e, d’altro canto, esso non contiene informazione perché le parole “madre” e “guerra” sono ambigue, non sono precisamente definite – infatti, se esse dovessero significare ciò che normalmente significano, il detto di Eraclito sarebbe privo di senso. Il punto è che l’ambiguità è l’ingrediente essenziale di ogni concetto speculativo usato correttamente. Il significato del frammento eracliteo si palesa lentamente davanti a noi proprio perché l’autore apre le parole ai loro sensi multipli – e così facendo evidenzia quella concreta relazione tra i diversi significati di una singola parola che va percepita per poter capire l’intero frammento.
Questa risposta, tuttavia, è talmente ovvia da risultare frettolosa; e finisce con l’occultare la natura del problema che si vuole risolvere. Essa, infatti, assume che da una parte giaccia la lingua poetica e dall’altra la lingua logica; v’è il pensiero artistico e il pensiero preciso. Qui la libertà del poetare dal calcolare si salva a condizione di accettare la sofferenza che la scissione del pensiero comporta – sicché, in ultima analisi, questa risposta combina più guai di quanti ne risolva.

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(autore F. Piperno)

 

 


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