UNICAL: giù i capannoni su i palazzoni

Stampa

 

 

 

 

 4 Agosto 2011

Unical, il rettore sovrano fa abbattere i capannoni dei teatri e del filorosso. All'alba, del 4 agosto, come i ladri, una squadra di demolitori, accompagnati da un numero sproporzionato di caschi blu, verdi, uomini della digos e chi più ne ha più ne metta (mancava solo la guardia di forestale), hanno abbattuto il primo capannone, quello del filorosso e sventrato gli altri.

Soluzione insensata, dominata dal rancore personale di chi per anni ha visto in quei capannoni non le iniziative che per oltre 10 anni hanno migliorato la rachitica vita culturale del campus (non sono molti gli atenei che possono vantare scuole di teatro per studenti) ma solo dei luoghi di "perdizione", inutili rispetto ai fini dell'azienda. Eppure, sono poche le università che possono  vantare all'interno la presenza di diversi gruppi teatrali, capaci di accogliere e formare decine di giovani, per lo più autofinanziandosi. Questa anomalia positiva, fatta di teatro, studio appassionato, incontri di discussione, concerti, andava quindi sradicata e oggi la misera opera è riuscita.

Intanto, sempre in giornata, il magnifico in un consiglio d'amministrazione straordinario ha proposto di svendere alcuni edifici universitari nel tentativo di assicurare gli stipendi da settembre in poi. Soluzione, è chiaro a tutti, quanto mai provvisoria. Prima di vendere gli edifici, non fosse per il significato simbolico del gesto, converrebbe che le autorità accademiche - rettore, presidi di facoltà e direttori di dipartimento, rinunciassero alle indennità aggiuntive. Certo,  la nuova governance dell'ateneo presenta i caratteri dell'insensatezza: giù i capannoni che altrove invece sono stati recuperati e adibiti a spazio espositivo e su i palazzoni di cemento che sfigurano le colline di Arcavacata rimpinguando le tasche della banda del mattone e i fittavoli dei contratti in nero.

 

Da domani si dirà che i capannoni erano inagibili e molte altre storie di comodo buone per i creduloni e utili  a chi dovrà giustificare un gesto distruttivo dettato dalla bile più che dalla ragione.

Per chiudere, ci piace ricordare Petrolini che a teatro rivolgendosi agli spettatori del loggione, verso qualcuno che lo disturbava facendo baccano, disse: io non ce l'ho con te, ce l'ho con quelli che non ti buttano di sotto.    


Condividi su Facebook