Turismo, Formazione, Occupazione.

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[…] uno sguardo che tenta di vedere al di là di ciò che
l'altro dà a vedere e di ciò che la cultura ritiene possa essere visto
infrange i limiti del “corretto”, diventa osceno e abusivo”.

“Quella che desideriamo è una scuola che non chieda di
essere “forti”, ma in cui sia possibile non essere né forti né deboli, e
accettare insieme la fragilità della vita”.

Il filo conduttore di questo contributo ruota attorno ad un’ipotesi di base: siamo collocati in un ordine sociale la cui trama è fatta anche di discorsi e di relazioni di potere discorsive, i discorsi sono pratiche sociali che hanno conseguenze materiali, orientano comportamenti e azioni . A partire da questa considerazione, si è scelto di analizzare le relazioni tra la produzione dei discorsi legati al turismo e all'ambiente, e la formazione universitaria  e l'occupazione.
Questi argomenti appaiono strettamente interrelati nella realtà fattuale, dal momento che  il proliferare di corsi e master (considerati da molti enti di formazione più un’occasione per incrementare con proposte attraenti il numero dei propri iscritti e i conseguenti guadagni che un servizio reale pensato per gli studenti, le imprese, le istituzioni e i territori) è stato propagandato come viatico per l'accesso al mondo del lavoro nel settore turistico.
 L'obiettivo di questo lavoro è quello di offrire strumenti per demistificare la relazione tra formazione universitaria e occupazione, invitando ad un ripensamento ragionato, quanti, fino ad ora, docenti, politici, studenti, a vario modo, hanno creduto e/o alimentato questa produzione discorsiva.  
Il caso di studio preso in esame è quello del Corso di Laurea in Scienze Turistiche dell'Università della Calabria analizzato a partire dalle esperienze dirette riportate dagli studenti sull'accesso al mondo del lavoro e i dati forniti dal sito ministeriale Almalaurea, Istat, Miur.
La prima ipotesi che si intende verificare è che l'aumento delle iscrizioni ai Corsi di Laurea in Scienze Turistiche sia piuttosto il risultato di una serie di false rappresentazioni, alimentate dalla produzione discorsiva sul turismo come “volano” di sviluppo, o come settore in via d'espansione, a cui è possibile accedere attraverso studi universitari e/o post-universitari.
La seconda ipotesi è che, nell’ultimo ventennio, proprio questo tipo di discorsi e la mercificazione dei corsi di laurea finalizzati all’occupazione, abbia stravolto il significato che studenti e studentesse attribuiscono all’esperienza universitaria, diventando così dei “clienti passivi”.
La terza ipotesi è che l'università diventa,- proprio nel momento in cui il sogno della piena occupazione della fase fordista si è infranto, lasciando il passo alla fase post-fordista, dove la disoccupazione diventa un dato strutturale, così come la precarietà e flessibilità-, un’istituzione strategica per il mantenimento dell'ordine sociale e la riproduzione, fuori tempo massimo, dell'ideologia lavorista. 
I riferimenti teorici sono volutamente di stampo interdisciplinare e attingono alle analisi sui cambiamenti della formazione universitaria (Vallauri 2004, Vegetti 2000), alla sociologia del lavoro, e agli studi critici sull'analisi del discorso (CDA) (Van Dijk 1985, 2000). I dati presi in esame, invece, sono quelli offerti da Almalaurea, ISTAT, Miur.
La prima parte di quest'articolo comprende una breve analisi critica i cambiamenti della formazione universitaria negli ultimi nove anni.
Nella seconda parte si procederà all'analisi dei dati quantitativi relativi ai Corsi di Laurea in Scienze Turistiche, iscrizioni, studenti in corso, occupazione pre e post laurea.
Nella terza parte, quella conclusiva, si procederà ad un'analisi critica degli strumenti e dei risultati ottenuti. 

(autori: E. Della Corte e P. Caputo)

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