Exit dal divertimento

Stampa
 
Vie d'esodo per vite sotto sequestro

D'accordo, ogni occasione è buona per fare festa e allora anche il 1 maggio, la festa dei lavoratori, può dirsi utile, ma detto questo ti chiedi: “ma che senso ha, oggi, questa festa?” Poi spulci di qua e di là, metti insieme la produzione discorsiva sul primo maggio, e rintracci diverse trame discorsive. La prima è quella dei nostalgici, dei paladini del lavoro, quelli con il volantino rosso, il pugno chiuso e la scritta: “nessun lavoro deve essere toccato”; o slogan come: “più diritti meno precarietà”. Questi di solito fanno il paio con quegli spezzoni di movimento che alle manifestazioni, ad un certo punto, attaccano a cantilenare :”u' lavuro c'ata rà, c'ata rà... c'ata rà”.  Ovviamente nessuno ci crede, ma fa parte del rito e allora si fa. E' come Sanremo,  rassicura, rafforza l' identità.   
Su questa scia sfilano i freschi licenziati, quelli  che il lavoro lo rivogliono e allora giù con gli striscioni Fiat di Pomigliano, Termini Imerese e chi più ne ha più ne metta. Quando passano ti accorgi che su di loro lo sguardo si posa come per i parenti di un morto ad un funerale, nel nostro caso il lavoro. E poi le bandiere dei sindacati, i professionisti del lavoro, quelli che per lavoro difendono il lavoro. E poi non possono mancare i capi di partito e le loro piccole truppe, preoccupati di mantenersi saldi alle poltrone. Novità dell'anno 2009 il fatto che negli ultimi mesi la crisi ha iniziato a tirare le prime bordate. Ad aprile, dopo un inverno rovinoso, si calcolavano 650.000 posti di lavoro in meno, un bel po' di cassaintegrati, a cui vanno sommati i disoccupati e i precari che, in molti casi al Sud vengono mantenuti dalle famiglie. La situazione di crisi è tale che   perfino Franceschini, sul ritornello di “più diritti meno precarietà”, alla fine ha timidamente avanzato l'esigenza di ripensare il welfare introducendo una sorta di reddito d'esistenza, ovvero, dare soldi a chi non ne ha anche se non lavora...
Continua a leggere l'intero articolo in PDF.
(autore E. Della Corte)

Condividi su Facebook