Porto di Gioia Tauro : come perdere la vita su una nave porta-container

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Portuali e operai Fiat salgono in cattedra all’UNICAL per parlare di morti sul lavoro e sfruttamento.
Portuali e Operai, chi meglio di loro può spiegare agli studenti le difficoltà di chi lavora al Sud, in grandi strutture produttive?. E’ successo a Luglio 2008 all’Università della Calabria, in un incontro seminariale sul Lavoro al Sud.
In cattedra, i portuali di Gioia  Tauro e gli operai della Fiat di Melfi hanno intrecciato le loro testimonianze, raccontando a giovani studenti le difficili condizioni di lavoro, i rischi, le incapacità del sindacato e quelle dell’azienda. Operai pagati meno dei loro colleghi del Nord, grazie alle agevolazioni dei patti d’area; sottoposti ad un regime manageriale propenso ad usare molto il bastone e poco la carota. Nelle parole di Pietro, ex operaio Fiat, la storia di oltre dieci anni passati a montare auto, tra ingiustizie e disciplina ferrea, di notte e di giorno, senza avere più il tempo per una vita al di fuori della fabbrica. Si parla dei rischi, dei morti sul lavoro e lì il ricordo va agli ultimi incidenti mortali della Tissen e a quelli di Melfi, passati quasi sotto traccia. Ci sono poi le morti lente, spalmate in anni di turni insostenibili, malattie da sforzo e poi la cupa depressione di giovani che si giocano la vita sulla linea di montaggio; esausti per i turni massacranti, ma soprattutto insoddisfatti perché d’attraente quel lavoro non ha niente.
Salvatore Morabito del Coordinamento Portuali di Gioia Tauro,  parla della vita di chi è entrato al porto, delle lotte per migliorare le condizioni di lavoro, in una terra difficile, dove per fame di posti di lavoro...
 
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(autore E. Della Corte)

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