La crisi dei consumi e delle idee

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Nessuno avrebbe mai potuto immaginare di vivere in un tempo in cui il Tg nazionale manda le immagini del presidente del consiglio italiano che si esibisce in una corsetta agonistica per le strade del centro di Roma, con al seguito le guardie del corpo, giornalisti e curiosi. Finito lo sprint, lo si rivede arrampicato sulla sua auto blu a salutare, con la manina sventolante, dal piedistallo il popolo. Il divo fa così! Se la politica è spettacolo, lui, tra gli attori, tanti da destra a sinistra, non perde occasione per guadagnare visibilità e rassicurare quanti si muovono con timore tra le onde della crisi economica.
Intanto, la paventata crisi, prende piede e inizia a performare la vita quotidiana. Sempre più, a girare nei discount (un buon punto d'osservazione per chi abbia voglia di leggere i comportamenti sui consumi), si ritrova quel ceto medio descritto da Sergio Bologna, e poi gli anziani, insieme ai clienti più affezionati: i migranti. Occhio ai prezzi e alle offerte; i banconisti, cartina di tornasole sull'andamento dei consumi, confermano che si compra di meno, con più oculatezza sulle quantità e sui costi; in calo i carrelli stracolmi, molti di più i compratori con il cestello a mano, che arrivano alla cassa con pochi prodotti. In aumento i mercatini dell'usato, dove si possono trovare oggetti vecchi e nuovi a basso costo e i centri per il baratto, mentre cala l'acquisto di beni durevoli e i sognatori rincorrono ottimisti la chançe della vincita al gioco, come acrobati dell'esistenza in bilico.
Dopo il botto finale delle festività, spente le luci degli addobbi, se la domanda non c'è, la produzione industriale dovrà rallentare ancora di più. Finita la furia produttivistica, molti lavoratori guadagneranno la cassa integrazione (60.000 sono le previsioni per il solo gruppo Fiat) così avranno più tempo per vivere; altri con i contratti a progetto non verranno riconfermati e così via fino a quelli che, capita la suonata, hanno smesso di cercare lavoro.
Certo, questo è il capitalismo, al di  là della  retorica della responsabilità sociale, a fronte della crisi, per rimanere in quota, dalla mongolfiera bisogna buttar giù il superfluo, limitare, just in time, le spese improduttive, al grido di: “ si salvi chi può”.
Ora questa brutta gatta da pelare, non si può risolvere invitando irresponsabilmente le persone ad indebitarsi per consumare a colpi di carte di credito; la risposta virtuosa è quella che si sta già intravedendo nei comportamenti di quanti hanno capito che per non rimanere schiacciati dai tassi dell'Unidebit, la cura, al di là della sana rivendicazione di REDDITO sganciato dal lavoro, sta nella produzione di comune, nell' intravedere il simile nel dissimile, nel cooperare, nell'aiuto reciproco, nel rivalutare valori post-materialistici. Aspetti che da centinaia di anni risuonano dal  Cantico delle creature, di san Francesco, fino al vicino Hirshman. Non importa se si è atei o credenti, il punto non è questo, quello che conta è rinsaldare quei legami sociali, quell'aiuto reciproco, senza i quali non c'è soluzione che tenga. Detto in altri termini, questa crisi non la risolveranno i banchieri, i governanti, e meno che mai gli economisti e i sociologi, troppo occupati a preservare la purezza dei saperi disciplinari da idioti specializzati; incapaci, così, di leggere e vedere quanto stava accadendo e di segnalare l'incendio in corso. La soluzione di questa crisi economica e di quella politica, più stagionata, passa per un'altra via, che è quella della messa in discussione del sistema capitalistico, della vertigine della produzione senza fine e dei modelli di sviluppo calati dall'alto a vantaggio delle reti locali, della buona vita locale; del recupero della democrazia diretta sulle ceneri del teatrino della rappresentanza. Se il presidente del consiglio sgambetta, non lo si può seguire come pecore, non più. Tocca, invece, tentare la strada della vita activa, riprendersi la vita e l'agire politico. Questo è alla portata di tutti, a prescindere dal conto in banca. Chi non sa godere di una buona giornata di sole,  dell'incontro con un amico; chi non ha tempo per poter curare un'amica, di alzare gli occhi al cielo o soffermarsi su un paesaggio,  rischia di trovarsi a macinare le proprie frustrazione da consumatore onanistico nel circolo vizioso del “produci, consuma, crepa”;  perché, se non fosse già abbastanza chiaro, non basterà l'elemosina degli incentivi alle famiglie in difficoltà e gli sgravi alle imprese per uscirne. Queste misure governative sono inefficaci quanto un cerotto per curare un cancro; cortina fumogena per il popolo.
Tutto questo per dire che proprio mentre ci invitano a consumare zampone, lenticchie, panettoni e spumante, questa crisi può essere una buona occasione per riorientare i nostri consumi, partendo da bisogni, non solo mangerecci, che non possono essere soddisfatti dal denaro.
Serve un taglio netto, dalla logica dell'asservimento ai consumi, senza rancori, forse con una  punta di  rammarico, per non aver agito prima.      
 
(E. Della Corte)
 
 


 

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