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Cosenza : vita in comune

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Di cose assurde ne capitano tutti i giorni, ma alcune sono talmente paradossali che non puoi non ripensarci. L'ultima è quella della tre giorni di discussione organizzata dal Comune di Cosenza, per parlare del declino e del rilancio della città. Certo non ci sarebbe niente di strano, se non per il fatto che a Cosenza da tempo le cose non vanno per il verso giusto. La città stagna nelle piaghe di un'amministrazione comunale che agisce sotto lo schiaffo dei partiti, o meglio, di ciò che resta di questi: lobby d'interesse che muovono fondi pubblici e incarichi a piacimento. I segni della decadenza sono visibili a tutti; anche a chi si muove negli uffici di pianificazione e dovrebbe far qualcosa. Cosenza, è diventata una città grigia, piena di cemento, con un traffico caotico, i sacchetti di spazzatura per strada; le iniziative culturali, organizzate dal comune, fatta eccezione per alcune, sono soporifere. Le belle serate nel centro storico, i concerti, le iniziative dal basso, la villa vecchia rinata, la casa delle culture pulsante: tutto questo è stato macinato nella “normalità” del nuovo corso amministrativo. Intanto, la città perde colpi, e non riesce più ad attrarre, tanto che anche la vita notturna si è spostata a Rende. Cosa di per sé meno grave del fatto che ci sono persone senza casa, senza reddito, e molti altri problemi. In tempi di marketing imperante il potere s'interroga: cosa possiamo fare per attrarre e rilanciare?

Ora di paradossale c'è che gli stessi che hanno contribuito allo sfascio, organizzano in Comune un'iniziativa dal titolo aziendal-manageriale: “Cosenza, strategie di rilancio e di riposizionamento su scala nazionale e internazionale”. Tre giorni di discussione, in cui un po' di brava gente e di volpini, tra un saluto e l'altro, prendono parola sulle politiche di sviluppo, i caratteri identitari della cultura meridionale, etc. etc. E qui pensi, ma come?. Gli stessi che hanno permesso la truffa di viale parco, gli stessi della banda del mattone; quelli che hanno maneggiato i fondi europei, promesso posti di lavoro a vuoto, cancellato esperienze di punta come il Monitore brutio, hanno diritto a prendere parola, a sedersi a quel tavolo? Ebbene, sì!

A, Napoli, intanto, per due giorni si ci confronta sul problema comune dei rifiuti; lì si fa sul serio, non è una passerella; si parla di vita reale, di tentativi riusciti, di modi concreti per risolvere il problema. Qui, invece, si finge di discutere, lasciando spazio ai think tanks, agli esperti, così come è stato fatto per il piano strategico Cosenza-Rende. Come dire: se la cantano e se la suonano, da soli. La partecipazione dal basso non è prevista, perché rischia di mandare all'aria i loro piani “strategici”. Eppure si deve essere completamente ciechi per non discutere di crisi e reddito; di diritto all'abitare; di nuove forme della cittadinanza, con chi vive ed ama Cosenza. Si deve essere orbi e sordi per non vedere, vicino alla stazione centrale, quelle persone in riva al fiume, nelle loro dignitose case di legno, senza luce e senza acqua. Lì ci sono donne, bambini, uomini, trattati con disprezzo da chi dovrebbe, invece, muoversi un po' per farli vivere meglio. Chi amministra la città finge ipocritamente di non vedere queste e molte altre cose.

Nella Cosenza, lontana dal palazzo, da tempo si muove un movimento di protesta contro la costruzione di un termovalorizzatore; ed ancora, quello per la casa, e tante piccole-grandi esperienze di intervento su questioni locali-comuni. Dalla tre giorni, non uscirà niente, questo lo sappiamo. Tocca ai movimenti di protesta, attraverso la partecipazione dal basso, la vita in comune, fare uno scatto in avanti, per portare a termine la farsa del finto consenso ad un sistema strafottente che pensa al suo tornaconto economico ed elettorale. Le sedie di quel potere, lo abbiamo visto con le università, iniziano a scricchiolare, basta un soffio per farle cadere.


(autore E. Della Corte)

 

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