La contestazione del Presidente Napolitano all'UNICAL

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C'è qualcosa di straniante nel fatto che all'Unical, nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico, ci sia un'aula magna in cui si festeggia, mentre, a pochi metri di distanza, nello spazio oltre le transenne, su e giù per il ponte, si muove l'Onda, che dribbla e manda in confusione le forze dell'ordine. Una storia buffa! A pensarci, all'origine del tutto deve esserci un disturbo percettivo, o un virus che attanaglia l'ateneo e ne ottunde la coscienza. Questa ipotesi, quella della perdita di coscienza, assume aspetti tragicomici se si pensa che lo scenario è l'università e non un centro commerciale.  Mentre in aula magna il corpo accademico festeggia, con il presidente Napolitano e una parte di quel ceto politico calabrese -a cui sarebbe meglio non riconfermare più nessun mandato, visto il livello di insipidezza e corruttela espresso in questi anni-  fuori, i manifestanti, questi che “non si accontentano mai” ,come dice un poliziotto – fanno pendere dal ponte uno striscione, con su scritto: “non c'è un caz2o da festeggiare”,- nota comica, lo striscione viene censurato dalla polizia in veste “discorsiva”, così come era successo poco prima con i volantini “sovversivi” dei ricercatori precari-.

“Eichmann, non si nasce, si diventa”, altro striscione, questa volta non censurato, anche se, ad alcuni, la parola Eichmann ha destato sospetto: non sarà un messaggio in codice o un termine scurrile scritto, questa volta, in tedesco?. 
 Per la Arendt, inviata del settimanale New Yorker, a Gerusalemme, nell'aprile del 1961, per seguire il processo ad Eichmann - l'ufficiale che aveva coordinato il trasferimento di centinaia di migliaia di ebrei nei campi di sterminio tedeschi-,  La banalità del male, di cui si diceva, era il risultato dell'irriflessività; di una sorta di corto-circuito in cui saltano le relazioni tra la facoltà di pensare, di giudicare cosa è bene e cosa è male, per far posto alle cieca obbedienza, irriflessiva, ad ordini e leggi; come “addetto ai trasporti”, appunto, anche se si trattava di portare persone al macello. " Il guaio del caso Eichmann- scrive la Arendt- era che uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali. " (La banalità del male)
 Questa preziosa, chiave di lettura arendtiana, vale anche per quanto sta succedendo a Gaza. Dove Israele sta massacrando indisturbato, da giorni, i palestinesi, dopo averli costretti per decenni a vivere nella paradossale condizione  di  chi è “sotto sequestro” in casa propria; dove luoghi un tempo familiari, sicuri, sono ora l'anticamera di un enorme obitorio, in cui si piange per la morte di migliaia di donne, uomini, bambini, anziani. Vittime, anche loro, della banalità del male: di quel piombo fuso che ha ucciso, in meno di un mese, 1300 persone; dell'incapacità politica dell'Europa e dell'Onu; e dei silenzi di quei finti intellettuali, di politici e persone che preferiscono muoversi come comparse, protetti  dalla lingua di Esopo, là dove sarebbe  indispensabile  pensare e prendere parola attivamente.

Da parte nostra, quel male lo condividiamo “banalmente” ogni volta che ci limitiamo a fare spallucce dinanzi all'orrore, o quando per onorare cariche, incarichi transenniamo “banalmente” i discorsi nei limiti consentiti dal protocollo.  
" La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza; è l'attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto. " (La vita della mente H. Arendt)
 
(autore E. Della Corte)
  


   

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