Cosenza: Rom invisibili nella baraccopoli del disprezzo

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C'è una parte della città di Cosenza che si preferisce non vedere anche se  tutti sanno che alle spalle della banca Carime, vicino alla stazione, sul greto del fiume, ci sono delle famiglie di rumeni che da oltre un anno vivono in condizioni disumane, tra cumuli di macerie, immondizie, fango e grossi topi. Gli amministratori comunali se ne infischiano;  il comune non ha mai allacciato acqua e luce, né  tanto meno si è provveduto ad attrezzare l'area con cassonetti capienti. Così chi vive nella baraccopoli, estate ed inverno, si arrangia con generatori e  taniche di plastica che vanno a riempire d'acqua ad un paio di chilometri di distanza. All'interno delle case di legno, costruite riciclando il possibile, tutto è lindo, ma fuori, al primo acquazzone, la terra diventa melmosa e si cammina nel fango.  D'estate, quando la temperatura sale e il sole scotta, altri problemi: le immondizie in fermento, le fogne che mancano. In quel luogo nascosto allo sguardo di molti, vivono donne, uomini, bambini, per i quali quella baraccopoli vuol dire avere un tetto sulla testa; e sollevato il sasso scopri un paesaggio di volti, storie, inadempienze amministrative, controlli di polizia, assenza di cure e modi per tirare avanti, nonostante tutto. Qualcuno tra questi invisibili trova lavori saltuari, vende ai mercati o in giro per la città; altri nei cantieri edili,  dove a fine mese non è sicuro che si venga pagati, anzi  due ragazzi ci raccontano che da mesi aspettano i soldi che hanno guadagnato, ma preferiscono non fare rumore, tanto per le condizioni del campo quanto per gli abusi padronali, perché la loro è una posizione di debolezza estrema  e temono di essere allontanati. Quando si mette piede nel campo la sensazione è quella di entrare in una piccola città nella città, popolata da persone da un lato ben informate sulle proprie possibilità e sulle responsabilità istituzionali della loro condizione, dall’altro completamente rassegnate nel dover affrontare la vita un po’ come viene.  Molti di loro non vogliono neanche pensare di poter usufruire di una casa del comune perché hanno paura che, “con la crisi che c’è” gli italiani si lamenterebbero. Quello che emerge è che queste persone vivono una forma di apartheid, occupando una piccolo spazio del territorio cosentino, all’interno del quale non valgano le leggi italiane o comunitarie che tutelano i Rom. Si tratta di cittadini rumeni, e dunque appartenenti alla comunità europea, per i quali è prevista una lunga serie di tutele sanitarie, legali e via dicendo, ma nessuno si preoccupa di far si che queste vengano messe in pratica...
 
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(autore E. Della Corte)

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