Prima della Crisi : per il Congresso di Rifondazione 2008

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Due o tre cose da togliere e altrettante da aggiungere nella discussione congressuale, ovvero una proposta modesta per salvare il cane che affoga.
Cari compagni, scriviamo questa lettera per via di una certa condivisione sentimentale che ci lega a voi ed in spirito d’amicizia. Noi parliamo per noi e non rappresentiamo nessuno. Veniamo da vite vissute differentemente ma convergiamo oggi nell’azione risarcitoria verso gli istituti della democrazia diretta, che sono riconoscibili perché già operano nella prassi sociale.
Noi, quindi, riguardiamo i conflitti sociali con l’occhio all’emergere di proprietà comuni, modi di autorganizzazione che, nella misura in cui vengono interiorizzate, portano alla formazione dell’individuo sociale, l’individuo dotato di una coscienza enorme. Così, dal nostro punto di vista, i centri sociali non sono che una delle manifestazioni della potenza collettiva trasformatrice che vive ed agisce da tempo nel nostro paese. Essi, infatti, sono esempi di “comunità elettive”, la forma finalmente scoperta nella quale ha luogo l’esodo, questo processo di sottrazione al mercato mondiale unificato, ovvero al dominio ideologico del calcolo economico.
I).Le tesi congressuali appaiono ad una prima lettura – ma, per verità, perfino ad una terza -- vertere sulla crisi nella sinistra piuttosto che su quella della sinistra. L’antefatto che fonda la discussione è chiaramente la disfatta elettorale o meglio la rottura tra le due anime  sinistre: la moderata blairiana raccolta nel PD e la radicale, più o meno antagonista, costretta nella illusione ottica dell’Arcobaleno.
Il dibattito risulta così attraversato da una sorta di “volontà di illusione”, dalla prospettiva di una rivalsa elettorale che consenta di rientrare nei luoghi perduti della rappresentanza. L’impressione che se ne ricava è di un affare tutto interno al ceto politico; v’è un generale consenso nel rivendicare un posto nel mercato della rappresentanza in virtù dell’offrirsi come estrema sinistra, ovvero, prolungamento della legalità istituzionale nel mondo inquietante dei conflitti e della sovversione sociale; le differenze vertono sul come conseguire l’obiettivo, cioè sui tempi ed i modi di una nuova alleanza con il PD e la trimurti sindacale.
Anche a ricercarlo con pazienza nelle diverse tesi, non si trova un solo cenno a quell’andare tra la gente, al processo di radicamento nella sofferenza e nell’autonomia delle soggettività collettive-- radicamento che è, oggi come ieri, la strada maestra per un partito che pretenda d’ereditare la tradizione rivoluzionaria del Movimento operaio.
Del resto, il rattrappimento della discussione congressuale attorno alla sconfitta elettorale è in assoluta continuità con la condotta di Rifondazione negli ultimi anni: quel privilegiare l’attività di rappresentanza   ha finito col conferire al partito una fragile natura istituzionale, un  po’ impotente e rituale, con qualche caduta volgare e umiliante nell’antico trasformismo: il parlamentarismo filo-governativo che come un vizio di cuore perseguita la vita morale e civile della nostra nazione fin dal suo nascere...

 

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(Autori : Elisabetta Della Corte – Pietro Sebastianelli – Francesco Caruso – Franco Piperno – Federico Tommasello – Fabrizio Nizi )
 


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