Dacci in fretta quello che ci spetta

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Da più parti ci segnalano che il sistema capitalistico sta attraversando l'ennesima crisi e che questa avrà  delle conseguenze di intensità variabile sulla vita delle persone; con  notizie, a volte, dai tratti tragicomici tipo quella dei nonni che per far lievitare la magra pensione sono diventati spacciatori.
Cosa uscirà dal cilindro del prestigiatore è ancora da vedere, ma ce n'è abbastanza per capire che si cerca di tenere a galla il Titanic  con due palloncini, amplificando, senza soluzione, alcune dei problemi ereditati da anni di politiche scellerate. Un esempio fra tanti è quello delle politiche occupazionali, su cui non a caso si abbatte l'onda, mirando diritto al reddito di cittadinanza  o d'esistenza, che dir si voglia, assumendo come dato di fatto che la disoccupazione è un fenomeno strutturale. L' uso capitalistico della tecno-scienza ha, infatti, liberato una quota consistente di lavoro necessario affidandolo alle macchine. Questo cambiamento non ha portato ad un saggio ripensamento del sistema sociale e dei criteri redistributivi della ricchezza socialmente prodotta.  Al contrario si assiste ad una sopravvivenza, fuori tempo massimo, della vecchia retorica lavorista pompata,  in particolare al Sud, con iniezioni massicce di fondi pubblici, investimenti agevolati, spesso intercettati abilmente da imprese di rapina. In questo bailamme, si spendono vuote argomentazioni sul valore della meritocrazia e tante altre goffe idee, come nel caso  brunettiano, che cerca di  punire quel diffuso e spesso motivato rifiuto del lavoro agito da persone che non sono disposte a consegnarsi senza resistere ad un lavoro avvertito come penoso...
 
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(autore E. Della Corte)

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