BASTA (STATO)

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Ci sono cose che non capisco. Cose da rabbrividire, cose che, al solo pensarci, mi viene da vomitare. La fiducia nello Stato è una di queste, sicuramente la più importante, quella che mi tormenta di più. Abito un mondo che reprime il pensiero (veramente) critico ed elogia il servilismo. Il posto dove vivo è un posto strano. È un posto dove tutto è capovolto. È considerato pazzo chi non accetta di subire passivamente le assurde regole imposte dal potere per autoalimentarsi, e perfettamente normale chi invece obbedisce a testa china, in silenzio, nella paura. Ma cerchiamo di andare con ordine. Chi è che fa queste considerazioni? Beh tutti le fanno, la maggior parte, la volontà generale, l’opinione pubblica. Se fossero i portavoce dei ministri o gli stessi in persona, se fosse il presidente della repubblica, qualche banchiere o grande industriale, se fosse uno a caso di quei vermi che strisciano su, ai piani alti di questa società, a considerare pazzo il ribelle e normale il servo, non ci sarebbe nulla di cui stupirsi. Il problema è che non è così. Il problema è che per uno solo di quei porci ci stanno 100 venduti che soffiano sulla brace per tenere vivo quello stesso fuoco che brucia loro le vite. E io questo non lo posso capire.

 Vorrei che la smettessimo di lasciarci sfruttare, di farci guidare da infami patentati che null’altro hanno a cuore (ammesso che ce l’abbiano queste carogne di merda) se non loro stessi, la loro schifosa ricchezza, il loro osceno potere. Ognuno di noi potrebbe porsi la domanda “se io fossi al loro posto, al posto dei padroni, che farei?” e l’unica risposta dovrebbe essere che questa domanda è sbagliata, e in quanto tale non può avere nessuna risposta. Perché l’unica risposta possibile ci riporterebbe al punto in cui siamo oggi noi tutti, il punto in cui la merda è più alta e puzza di più. Questa domanda è sbagliata perché non la si può porre al singolare. L’unico modo per poter sovvertire questo stato di cose è di riformularla, la domanda, al plurale questa volta, per ristabilire le parti, perché i potenti vogliono dominare i popoli, e i popoli devono voler distruggere i potenti. E non possono più esserci compromessi o scorciatoie. È lo stato che ruba e il popolo che viene derubato.  

DelfinA 


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