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I dieci migliori fumetti di mare

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Di Mattia Gallo

 
 
 

Una ballata del mare salato

 Hugo Pratt, Panini Comics, 2006, 194 p.

 

Una ballata del mare salato è generalmente ritenuto il romanzo a fumetti di mare per eccellenza. Il protagonista è Corto Maltese,  un marinaio anti – eroe che alla bisogna è pronto a scagliare dei fendenti ma è armato soprattutto di battute ironiche, introspettive, persino filosofiche. E questa è una storia si svolge tra i mari del sud che lambisce le isole del pacifico. I personaggi della Ballata, mai prevedibili,  contradditori, sono calati nel contesto della prima guerra mondiale, nello scontro tra le potenze europee in guerra tra loro fino ai confini del mondo, uno scontro violento in cui Corto Maltese presentatosi come pirata, non rinuncia a stare dalla parte della giustizia. In questa come nell’opera omnia di Pratt ci sono riferimenti alla storia ed alla cultura di ogni zona del mondo dove Corto Maltese è in esplorazione. Ecco, proprio la contestualizzazione storico - culturale di Pratt non è mai solo descrittiva, ma crea atmosfere, suoni ed odori dove l’animo di Corto Maltese si staglia libero, insieme al lettore: come nella Ballata, tra la sognante adolescenza di Pandora e Caine e i gusci di noce Maori che fanno da navi, spinti dal vento e cullati dal mare...   

 



L’Isola del Tesoro

Michele Monteleone – Oscar, Star Comics, 2016, 111 p.


L’Isola del Tesoro fa parte di una collana diretta dall’autore ed editore Roberto Recchioni dal titolo “I maestri dell’Avventura”, composta da  trasposizioni in forma di fumetto di alcuni classici della letteratura. Non era mica tanto semplice mettere in strisce il celebre romanzo di Stevenson, romanzo d’avventura ante litteram, perché si sarebbe rischiato di perdere le atmosfere di suspense e di introspezione ricreate dall’autore scozzese; non c’è del tutta l’intensità del masterpiece, ma si rimane incollati fino all’ultimo alla fine del racconto, si respira aria d’avventura, e tutte le scene principali del libro sono ben evocate. Il giovane protagonista Jim Hawkins cresce quando si accorge della contraddittorietà della natura umana, del bene ed il male presenti nella figura del pirata Long Jhon Silver, e questo aspetto fondamentale del romanzo  emerge anche nella sceneggiatura di Monteleone e nei disegni particolari, mobili e ben delineati di Oscar. Ho amato molto l’altro capolavoro di Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mister Hide”, di cui ho letto anche il fumetto del maestro del disegno italiano Dino Battaglia, mi è sempre piaciuta la figura di Stevenson come autore animato da uno spirito antiborghese, e quest’opera fumettistica va a segno, un po’ come il colpo di Jim Hawkins che assesta nel duello alla Davide versus  Golia contro il pirata gigante Israel Hands.



 

Un’oceano d’amore

Wilfrid Lupano – Gregory Panaccione, Renoir Comics, 2015, 224 p.

 

 


 

 

Un oceano d’amore,  è un’opera spiritosa ed intelligente, romantica ed ironica a partire dalla copertina che imita, nella prima e nella quarta di copertina appunto, una scatola di sardine, oggetto che avrà un ruolo importante nel fumetto. Si tratta di un silent comic, quindi non ci sono dialoghi e nuvolette, cosa che ha la qualità in positivo di stimolare molto la creatività del lettore. La storia è quella di una coppia di innamorati avanti con l’età, che vedono sconvolta la loro routine quando lui si perde per l’oceano, dopo essere andato come di consueto a pescare con la sua piccola imbarcazione. Lei non si arrende a non vederlo arrivare, e decide di mettersi in viaggio attraverso l’oceano per andarlo a cercare. Tra le mille peripezie che accadono nei viaggi vengono toccati anche con sagacia alcuni temi sociali legati: lui si imbatte in petroliere inquinanti che non hanno rispetto per l’ambiente, o rimane incagliato in enormi fette di oceano invase da rifiuti di plastica; lei che nei suoi modi diretti, da donna di campagna, provoca e scombina i costumi di una crociera affollata da turisti patinati e mainstream, da consigli al cuoco di bordo su come si cucina, sconvolge l’ufficialità seriosa dei capi di stato di un paese presenti a bordo. Un’ oceano di mare, un fumetto dolce e divertente: chepau!

 

 


Il lupo dei mari

Riff Reb’s, Kleiner Flug, 2013, 136 p.

 

Quando ho comprato Il lupo dei mari dell’autore fumettista francese Riff Reb’s sono stato affascinato dal titolo, dal fatto che fosse tratto da un romanzo di Jack London, ed attratto dal disegno dell’opera. La storia ripropone quello che si può definire un vero e proprio “topos” dei romanzi di mare: un protagonista “buono” si ritrova senza preavviso su una nave guidata da un capitano pieno di contraddizioni, da cui è affascinato. Il mare diventa un luogo fuori dalla civiltà dove il personaggio principale, attraverso la figura carismatica di un capitano che con i suoi modi è anti-tetico alla morale comune, non fa altro che un viaggio dentro se stesso per poi rimanerne cambiato alla fine. Così accade a Jim Hawkins con il pirata Long Jhon Silver, come il marinaio narrato da Ismaele ed il capitano Achab, come Pierre Arronax ed il capitano Nemo. Il lupo dei mari a fumetti è un’opera più che riuscita, che racconta della vicenda di Humprey, un giovane gentiluomo che finisce accidentalmente sulla nave chiamata Fantasma guidata da Lupo Larsen, irrequieto e turbolento capitano, violento ed allo stesso tempo colto, in grado di affermare: “Lei ha osservato che come la sua bella civiltà dà importanza ai più forti, ai più ricchi, e offra la gloria a chi schiaccia l’altro?”. E poi c’è la potenza espressiva del disegno dell’autore, capace di rappresentare bene la durezza del mare, con colori di sfondo che cambiano nei capitoli ed inquadrature sempre variabili: da leggere.

 


Moby Dick

Olivier Jouvray - Pierre Alary, Kleiner Flug, 2015, 124 p.

 

 

Ad un anno dalla pubblicazione de “Il lupo dei mari”, si ripete una combinazione con elementi uguali, ed ugualmente vincente: ancora la casa editrice Kleiner Flug, ancora due autori francesi come Olivier Jouvray (sceneggiatore) e Pierre Alary (disegnatore), ancora un classico della letteratura, niente poco di meno che Moby Dick. Più che altre volte non sembra molto il caso di mettere a paragone l’opera originale con il fumetto (anche perché non ho letto l’originale – di Melville ho letto ed apprezzato Bartebly lo scrivano), dato che si tratta di un romanzo ponderoso. In questo fumetto sei preso e ti viene voglia da divorare le immagini, la storia, le evocazioni della balena imprendibile e delle ossessioni del capitano Achab, perché il ritmo messo a punto da Jouvray e’ incalzante ed i disegni di Alary sono molto belli: i personaggi seguono le forme del cartoon, considerando che il disegnatore ha lavorato per anni negli studi Disney francesi, e si vede. Il disegno però è anche graffiante e ricercato, fin dall’accattivante immagine di copertina, conferendo un certo tocco artistico. Intrigante anche l’uso dei colori, che varia molto a seconda delle situazioni, freddi nei momenti di “bonaccia” e più caldi, in quelli di “tempesta”.


 
 
 

20.000 leghe sotto i mari

F.Francini – V. Befani, Star Comics, 2016, 111 p.

 


Insieme al dire qualcosa su 20.000 leghe sotto i mari, vale la pena fare un breve apprezzamento alla collana de “I maestri dell’avventura” di cui il sopracitato titolo fa parte ed “I maestri dell’orrore” dell’autore ed editore romano Roberto Recchioni, editi da Star Comics. Ho letto ed apprezzato altri titoli come “L’Isola del tesoro”, “Cuore di tenebra”, “Dracula”, “I Delitti della Rue Morgue”, e devo dire che un aspetto che mi è piaciuto e’ stato sempre il tentativo di cercare di essere molto vicini ai testi dei classici della letteratura, e nelle introduzioni cercare di esporre spunti critici, in maniera anche a volte ironica e leggera, rispetto sia al fumetto che all’opera originale. E questo avviene anche rispetto al classico dell’avventura ottocentesco di Jules Verne. Il capitano Nemo non è solo un avventuriero assetato asetticamente della conoscenza, ma cerca di dare sostegno con i suoi viaggi intorno al mondo ai popoli sfruttati dall’imperialismo occidentale a bordo del suo Nautilus: e forse l’epilogo in particolare, mostra il lato non vittorioso, sconfitto, di quella tecnologia tanto celebrata dal positivismo ottocentesco in cui Verne e’ storicamente inserito. A dispetto di una più prevedibile avventura che si ci poteva immaginare, è bello immergersi nel buon ritmo delle tavole di questo fumetto, in quello che è un viaggio avventuroso intorno al mondo fatto a 20 mila leghe sotto i mari.  

 



Il Faro

Paco Roca, Tunuè, 2017, 96 p.

 


“Come disse il capitano Nemo, il mare è il rifugio degli uomini liberi” – spiega Telmo, uno dei due protagonisti de Il Faro, al giovane Francisco. Del fumettista spagnolo Paco Roca ho visto il cartone animato, da lui disegnato e tratto da una sua graphic novel di successo dal titolo Rughe, ed ho letto il magnifico I solchi del destino, che si pone tra il romanzo fumettistico e la ricerca storica sulla guerra civile spagnola. Ecco, ne Il Faro, ci sono elementi di entrambe le cose. C’è la guerra civile da cui il protagonista Francisco scappa, giovane soldato repubblicano che si rifugerà su un’isola a largo del mare su cui vive Telmo, un anziano guardiano di un faro. E c’è anche uno sguardo al mondo dell’anzianità di Rughe, con le sue illusioni e genuine speranze. Il mare appunto è presente non solo perché lambisce la piccola isola, ma perché il vecchio Telmo fa continui riferimenti a Moby Dick, Giona, l’Isola del Tesoro...una storia di mare in bianco e nero sfumato, ambientata ai tempi della guerra civile spagnola, malinconica, lineare e calda come il disegno di Paco Roca e come la storia a mo’ di parabola molto bella che viene raccontata alla fine, quella del “Mercante di Costantinopoli”.

 

 

Il Porto proibito

Teresa Radice – Stefano Turconi, Bao Pubblishing, 319 p.

 

 

Devo dire che da Il Porto proibito, graphic novel di successo degli italiani Teresa Radice, autrice, ed il marito disegnatore Stefano Turconi, mi aspettavo qualcosa in più. La storia per esempio non ha l’inquietudine delle storie di mare a fumetti e romanzi che ho letto, sembra più di leggere Topolino, di cui non a caso la Radice è un autrice e Stefano Turconi disegnatore. Inoltre, benché sia inzeppato di citazioni poetiche, è proprio di lirismo che si sente la mancanza, magari nei dialoghi o nel tratteggiare la psicologia un po’ piatta dei personaggi. Il finale, non tanto nella conclusione della storia ma nello scorrere delle tavole, è troppo lezioso. Ma veniamo ai punti di forza. Innanzitutto il disegno a matita, senza colori, di Turconi, è molto bello. Sono suggestivi i dettagli delle imbarcazioni a vela curati con attenzione, ed anche qualche curva e semi – nudo dei personaggi femminili non è niente male (non è un caso che lo spin – off di questo fumetto riguarderà proprio il bordello di cui si narra nel comic, il “Pillar”, ne Le ragazze del Pillar, che sarà presentato al Lucca Comics 2019 in anteprima). E poi Topolino mica è da buttare, anzi. Da bambino ho un bel ricordo della lettura de La Divina Commedia di Topolino, ed ho apprezzato la saga fantasy de La spada di ghiaccio. E mi sono pure divertito con Il Porto proibito.

 

 


Addio, Chunky Rice

Craig Thompson, Rizzoli Lizard, 2012, 175 p.

 

 

Ho amato tantissimo Habibi di Craigh Thompson, scritto nel 2011, e nell’approcciandomi ad Addio, Chunky Rice, fumetto che quest’anno compie la bellezza di vent’anni, pensavo forse che avrei letto una storiella, un qualcosa di troppo leggero in generale e rispetto al grande lavoro da cui ero stato colpito. Ed invece ho scoperto una favola per tutte le età. Una storia sensibile di cui è protagonista una piccola tartaruga dagli occhioni grandi, Chunky, e dalla sua amica topolina Dandel. Chunky si deve separare da Dandel per affrontare un viaggio in mare, i due si devono salutare. Intorno alla tartarughina, nel viaggio, fanno la loro comparsa una serie di personaggi bizzarri, a volte crudeli, di sicuro divertentissimi. La bravura di Thompson, anche questa volta, in quello che è il suo primo comic, e’ nel far coesistere le contraddizioni di grosse amarezze e profonde sensazioni, senza essere mai troppo retorici come poteva benissimo accadere, ma pizzicando in maniera soffusa e piena certe corde emozionali. E’ una fiaba sulla separazione e su gli strascichi che lascia essa, tra i flutti dell’esistenza in cui navigano i personaggi di cui si narra. Il mare è tanto in questa storia: invade le due pagine della copertina del fumetto ed è attraversato da tutto il viaggio della tartarughina Chunky.

 

 

 

Salvezza

Marco Rizzo – Lelio Bonaccorso, Feltrinelli Comics, 2018, 128 p.

 


Salvezza è un’opera di graphic journalism, o graphic reportage, dello scrittore e giornalista Marco Rizzo e del disegnatore Lelio Bonaccorso. I due sono stati a bordo della nave Acquarius dell’organizzazione SOS Mediterranee nelle operazioni di ricerca e soccorso nel mar mediterraneo a largo delle coste della Sicilia, operazioni che li ha visti coinvolti in prima persona nelle azioni di salvataggio. Un lavoro importante che riesce a far conoscere, ed ad evitare anche facili illazioni, qual è la vita su una ONG che salva le vite dei migranti nel Mediterraneo e come avvengono le operazioni di salvataggio. I personaggi a bordo della nave sono esperti specializzati ognuno con competenze specifiche e pronti ad espletare in mare ognuno la propria mansione, al fine di garantire le operazioni di salvataggio di migranti. I quali, dopo aver superato le violenze dei campi di detenzione presenti in Libia, si trovano sperduti nel mare su un gommone precario. Nelle pagine vengono anche riportati i dati in dettaglio dei flussi di migranti, con il numero dei morti in mare che negli ultimi anni ammonta a decine di migliaia di unità. Ci sono i sorrisi, gli abbracci, le speranze di chi viene salvato, la voglia di raccontare la propria storia, ma ci sono anche storie che non finiscono a lieto fine, magari di chi non e’ riuscito a rimanere vivo fino al momento della salvezza dopo l’odissea per l’ Africa. Unica nota stonata, l’ultima pagina in cui un uccellino lancia il suo “je accuse” al lettore domandandogli retoricamente “Voi che scusa avete?”, ma la riuscita di questo lavoro importante non è compromessa.  

 

 


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