Un racconto quasi fantastico sul caso NO Tav a 500 anni luce di distanza

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 Un racconto quasi fantastico sul caso NO Tav a 500 anni luce di distanza

  

Per un’avaria al nostro drone quattro posti, mentre stavamo sorvolando quella che un tempo era chiamata Italia, approdammo, con un atterraggio d’emergenza, in un luogo bellissimo, con una vegetazione rigogliosa, terrazzamenti coltivati e distese di fiori di campo. Si trattava, lo abbiamo scoperto poi, della Val di Susa. Uno scenario fresco e ubertoso, con piccoli paesi e gente accogliente. Ad un certo punto però ci accorgemmo che c’erano come dei reperti archeologici: gallerie non finite, grossi mezzi di movimentazione arrugginiti e quel che restava di vecchie recinzioni in filo spinato. La sera, nell’attesa che Sara, da Giove, ci inviasse i pezzi del drone per ripararlo e ripartire, davanti a un buon bicchiere di vino e una polenta di funghi e formaggio, in un rifugio chiamato la Credenza, quelli della valle ci raccontarono la loro storia, a partire da quando un manipolo di affaristi aveva deciso di traforare mezza valle per farvi passare un treno ad alta velocità per accelerare il transito tra l’Italia e la Francia. L’inutilità di quell’opera faraonica, i costi da capogiro, la ferocia con cui si sventrava la montagna e si sconquassavano paesi, animò prima la protesta degli abitanti di quei luoghi; e poi di molti altri che si unirono a loro in venti anni e più di lotta.  Ci raccontarono delle vessazioni subite, delle cariche della polizia, dei feriti, dei processi, delle condanne, delle carcerazioni. All’inizio, per un’errata digitazione delle coordinate spazio-temporali, non riuscimmo a capire se si trattasse della reazione di un sadico feudatario che voleva a tutti i costi imporre il suo potere o di altro. Così, con l’aiuto di un motore di ricerca avanzata ritornammo indietro di 500 anni luce, e scoprimmo che in quel tempo l’Italia godeva già di una forma di governo ritenuta, almeno così si pensava, democratica.  Faticammo un po’ per comprendere bene cosa fosse successo. Per anni un movimento di opposizione, detto No tav - perché Tav è l’acronimo di treno ad alta velocità- cercò di osteggiare lo sventramento della montagna con forza e coraggio, patendo le pene di un potere allucinato che moltiplicava processi e condanne.

Cosa accadde poi? Dopo le ultime pene dispensate nell’estate 2016, a seguito di un processo intessuto dalla procura di Torino anche a signore, giovani, a due ricercatrici, una delle quali nella sua ricerca etno-antropologica aveva usato il ‘Noi partecipativo’- cosa che scatenò la nostra ilarità e quella dei commensali-, in una notte stellata, con Orione ben visibile nel cielo, il lamento della montagna, che continuavano a traforare giorno e notte, si fece più intenso. All’improvviso quel cielo limpido e stellato si rabbuiò, e una tempesta mai vista prima si abbatté sulla valle; il traforo fu colmato dall’acqua e implose trascinando via i mezzi di movimentazione, le recinzioni in filo spinato e tutto il resto - risparmiando solo quelli che vi lavoravano che fortunatamente si salvarono. Alcuni, il giorno dopo, dinanzi a quel fenomeno inatteso di straordinaria potenza parlarono della Dea madre celtica, Cailleach, di un miracolo della Madonna della neve, e altri, invece, cercarono delle argomentazioni pseudoscientifiche e avanzarono improbabili congetture.

Di fatto, finì così la storia di un sopruso durato troppo a lungo.  Dopo la cena, ascoltammo molte altre storie che forse vi racconteremo la prossima volta; la mattina seguente, con il drone di nuovo funzionante, partimmo con una sensazione di gioia nel cuore e il desiderio di ritornare, per la bellezza dei luoghi, della gente incontrata, l’ospitalità e per quell’incredibile storia a cui ancora oggi non riusciamo a credere; particolare patetico: sembra che, viaggiando indietro nel tempo, la procura di Torino ha intercettato in rete questo racconto e, senza paura di sprofondare nel ridicolo, abbia deciso di processare anche ‘Noi’ sebbene distanti 500 anni luce. Ma questo è irrilevante rispetto alla grandiosità degli eventi: la cosa più importante è che la montagna dopo tanti gemiti di dolore abbia ripreso a cantare.

Elisabetta Della Corte  


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