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Il territorio come soggetto di sviluppo delle società locali

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Il territorio come soggetto di sviluppo delle società locali
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"...In questa corsa accelerata alla distruzione delle condizioni di vita dell’uomo sul pianeta è fondamentale invertire la rotta della deterritorializzazione senza ritorno della contemporaneità".  

Relazione tenuta da Alberto Magnaghi al convegno internazionale organizzato dall’Università di Macerata: Lo sviluppo in questione: le forme umane della trasformazione, Falconara Marittima, 8/9 novembre 2006 

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Svolgerò il mio  intervento ragionando sulle parole chiave del titolo: territorio, soggetto, sviluppo, società locali. La tesi che intendo avanzare è che, a fronte dei processi di de-territorializzazione senza ritorno indotti dalla globalizzazione economica e dal dominio crescente del ciberspazio, è tempo di atterrare, di tornare dalla piazza virtuale alla piazza reale: ri-orientarsi nel mondo, riconoscersi in ciò che resta dei luoghi, ricostruirli  radicandosi, prendendosene cura. Tratteggio una società locale che, ri-territorializzandosi, ricostruisce la peculiarità antropologica del saper edificare e curare il proprio ambiente di vita, del ritrovare in questa cura un mondo ricco di identità e stili vita, di scambi non gerarchici e solidali fra comunità locali del pianeta.

Territorio

Nella mia accezione (Magnaghi 2000) il territorio non esiste in natura; esso  è prodotto dall’uomo cui è connaturata l’arte del costruire il proprio ambiente di vita in forme culturali ( sintetizzate nella triade vitruviana di firmitas, utilitas, venustas e riprese in altra forma nella triade albertiana (necessitas, commoditas, concinnitas). Il territorio non è lo spazio geografico né il suolo della pedologia, ma un soggetto vivente ad alta complessità, esito di processi coevolutivi, sinergici fra insediamento umano (organizzato su basi culturali) e ambiente (organizzato su basi geologiche e biologiche). In questa relazione di fecondazione e domesticazione, le società umane producono incessantemente neoecosistemi, (città, infrastrutture, bonifiche, spazi agroforestali, ecc.) il cui equilibrio, in quanto frutto di una relazione, richiede la continuità evolutiva di quest’ultima. Il territorio dunque cresce, si ammala, muore quando la relazione sinergica si interrompe (crisi delle civilizzazioni); rinasce, nel tempo lungo della storia, con le civilizzazioni successive.  

Per definire l’identità, l’età e lo stato di salute dei luoghi occorre dunque studiare le regole di autoriproduzione che ne hanno conservato l’identità attraverso i diversi processi di territorializzazione e le permanenze (materiali e cognitive) che attraversano le civilizzazioni; permanenze che giungono fino ad oggi a comunicarci paesaggi, città, infrastrutture, trame agrarie, modelli socioculturali della lunga durata come testimonianze viventi, attive di saperi e sapienze relazionali fra cultura e natura (Magnaghi 2001).

Ogni territorio in quanto luogo incorpora dunque il concetto di tempo e di lunga durata; ha una identità, un”anima”, un “genius”: in ogni luogo ci sono delle “dominanze” temporali che ne plasmano durevolmente il carattere: ciò che fa dire a Saverio Muratori che la Toscana è essenzialmente etrusca; ciò che si riconosce in  molte parti della città diffusa del Nord est che  si è costruita sul “graticolato” della centuriazione romana, o ciò che qualifica come “giovane” il territorio argentino dei “latinos” dopo l’eccidio del popolo indio, e cosi via.




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