• Registrati
    *
    *
    *
    *
    *
    Fields marked with an asterisk (*) are required.
You are here:

La violenza dei manifestanti e quelle del sistema capitalistico

E-mail Stampa PDF

  

C’è un bel libro di Slavoj Žižek dal titolo La violenza invisibile. La tesi centrale è che  “Il capitalismo globale in cui viviamo non mette bombe, ma è più violento di guerra e terrorismo”. Tuttavia, proprio per la sua “invisibilità”, questa forma di violenza non è immediatamente identificabile. Tra le violenze, infatti, il nostro occhio è abituato a riconoscere e stigmatizzare quella visibile della devastazione, dello scontro armato, della lotta fisica, il colpo di manganello che fa saltare i denti, i volti tumefatti; quella degli uomini in divisa che circondano il manifestante e continuano a colpirlo, anche quando è a terra, vinto, chiuso in posizione fetale per parare i calci.  In genere la violenza che risalta in primo piano è quella di chi sfonda la vetrina, incendia l’auto, e lancia come un discobolo l’estintore. Ecco, i violenti sono lì, ben visibili dinanzi ai nostri occhi. Possiamo vederne le fattezze, i colori, seguirne i movimenti, ricercarne le foto attraverso un concorso alla delazione in rete, con tanto di taglia-premio. E scopriamo che sono persone ordinarie, con vizi ordinari, nostri simili.  Gli attori sono visibili e delle loro azioni si possono calcolare i danni.  Tutto si complica, invece, nel momento in cui ci muoviamo verso altri tipi di violenza, meno appariscenti ma non per questo meno  dannose.  Eppure se scorriamo velocemente tra i ricordi, la violenza che si fa spazio per prima è quella tangibile, ed è prima di tutto un’esperienza  sensuale. Si riconosce più a fatica, invece, quella del linguaggio e quella iscritta nel sistema sociale. Subire il potere di un sistema economico e politico ubriaco che produce disagio sociale non sembra una violenza, ma un caso, il frutto di congiunture negative e cui dobbiamo tutti mettere riparo: la crisi prodotta dalle speculazioni sui mutui sub-prime, per esempio. Le ricette sono quelle standard: riduzione della spesa pubblica, tassazioni, cancellazione dei diritti e così via. Terrorizzare i cittadini-consumatori, farli sentire in pericolo e responsabili della bancarotta mondiale è lo strumento più efficace per introdurre riforme strutturali la cui efficacia è dubbia, tanto che gli stessi economisti che non si sono ancora bevuti il cervello segnalano che i tagli in fase di recessione ai ceti medi sono una grossa idiozia. Per gli altri, si può andare avanti così sorvolando su un paio di aspetti rilevanti. Politica monetaria, rapporto tra stato e mercato, regolazione del capitale finanziario, relazioni sindacali, precariato a go go, sono questioni che restano lì sospese, nonostante tutto. Insomma i motivi per indignarsi, ognuno a suo modo, non mancano.    La repressione dell’indignazioneDopo la manifestazione degli indignati, il 15 ottobre a Roma, uno dei politici più folcloristici del panorama italiano, avvezzo alle manette, ha invocato il ritorno delle leggi speciali. Come spesso avviene con le scempiaggini la proposta è stata discussa per un po’, fino ad arenarsi insieme con l’introduzione di una tassa per i manifestanti. In circolazione, invece, sono rimaste le dichiarazioni di condanna e la corale presa di distanza dai  violenti di piazza san Giovanni  da Vendola a Landini fino al prode Scillipoti. I manifestanti sono stati appellati in tutti i modi: criminali, terroristi, teppisti, e via con una lunga lista di sinonimi. Anche la storia della statua della madonna è tornata più volte alla ribalta, anche se non è riuscita a bucare più di tanto. In continuazioni sono state riproposte le immagini delle camionette lanciate in circolo, le fiamme, i cappucci neri, l’estintore. Si è lasciata passare così la menzogna che a piazza San Giovanni c’erano i mostri, quelli che il movimento dei buoni non ri-conosce, e non gli stessi indignati, i precari e tutti quelli che non se la passano tanto bene. Le stesse parole spese per il povero “er pelliccia”, divenuto icona della devianza giovanile per la foto che lo immortala nell’atto di lanciare l’estintore, risentono di un clima politico allucinato, che preferisce non fare i conti con la rabbia collettiva. Che Maroni faccia il suo discorsetto a baffo teso sulle misure esemplari da adottare contro i ribelli non desta meraviglia, perché per lui, quelli come Alemanno e molti dei politici di professione, non è con il consenso ma con la forza e la paura che si governa il popolo. Ma in una situazione di crisi conclamata, con la scure di ulteriori manovre taglia-tutto alle porte,  proibire e blindare città e palazzi  serve veramente a poco.  Così come serve a poco e niente spacciare il governo del tecnico-economista Monti come rimedio utile in tempo di crisi. Si sta solo abusando delle figure dei cosiddetti tecnici, questa volta in veste di curatori fallimentari, gli stessi che prima hanno sostenuto la finanza creativa e i giochi speculativi, per far ingoiare agli italiani i prossimi anni di ristrettezze. Non a caso, in questi giorni, i media  riportano i pensierini degli economisti di regime per educare il buon cittadino-consumatore alla rassegnazione. Se i mercati finanziari hanno dato il là alla crisi del 2007 con la bolla dei mutui, come si può  tornare dai cittadini-consumatori e chiedergli di farsi in quattro per riacquistare la fiducia dei mercati?  In pratica è come dire a qualcuno di andare a curarsi l’ulcera dallo stesso medico che sbagliando gli aveva prescritto  un’aspirina effervescente, aggravando il male; oppure, per fare un altro esempio, è  come consigliare ad un ex-sequestrato che soffre di ansia post-traumatica da stress di rivolgersi per un consulto al sequestratore. A patto di non aver perso il principio di realtà si capisce che la ricetta sacrifici-sviluppo- crescita non sta in piedi e semmai si dovrebbe far precedere il termine crescita, ripetuto come un mantra in questi giorni quasi a scongiurare con le parole la fine dell’illusione turbocapitalista, con il suffisso post: post-crescita, quindi. Ma cosa vuol dire post-crescita? A spiegarlo è Fabris  in un libro dal titolo La società post-crescita, dove l'autore immagina un nuovo tipo di crescita che presuppone nuovi stili di vita e partecipazione.  Al momento è chiaro che dai piani alti non verranno grandi cose, con o senza il curatore fallimentare Monti. E’ piuttosto da quelle migliaia di persone indignate in piazza, buoni e cattivi, post-traumatici e non, e nella pratica diffusa della democrazia diretta  che si intravede un mutamento nel comune a-venire.    

 


Condividi su Facebook
 

Ultimi Eventi Inseriti

No current events.

ESODO CONTENUTI

Click on the slide!

INCHIESTE

In questa sezione potrete trovare tutti gli articoli relativi alle nostre inchieste. 

Altri...
Click on the slide!

POLITICA

In questa sezione troverete tutti gli articoli relativi alla politica locale, italiana ed estera.

Altri...
Click on the slide!

ASSEMBLEE / INCONTRI

In questa sezione troverete tutti gli articoli relativi a manifestazione, assemblee ed incontri. 

Altri...
Click on the slide!

ONDE E PARTICELLE : DOVE ANDARE E DOVE NO

Onde e Particelle : dove andare e dove no

Altri...
Click on the slide!

DISCORSI DA DIMENTICARE

Troverete i nostri articoli in merito a tutti quei discorsi da "dimenticare".

Altri...
Click on the slide!

SCUSA ME LA FAI UNA STORIA

Tutte le vostre storie ...

Altri...
Click on the slide!

L'OROSCOPO DELLA CONGIUNTURA POLITICA

Il nostro simpatico Oroscopo della Congiuntura Politica.

Altri...
Click on the slide!

LINK CONSIGLIATI E SCONSIGLIATI

I nostri consigli su tutto ciò che offre il web.

Altri...
Frontpage Slideshow (version 2.0.0) - Copyright © 2006-2008 by JoomlaWorks

INCHIESTE

ESODO LAST FIVE ARTICOLI

ULTIMI ARTICOLI (PER CATEGORIE)

Prime note su cognizioni ed illusioni nel sapere astronomico

Prime note su
cognizioni ed
illusioni nel sapere
astronomico
Franco Piperno




Queste note sono interne ad una lunga consuetudine di interlocuzione - su ciò che è vero o
reale e ciò che è c...
Leggi tutto...

Lego revolution - la rivoluzione fatta dai Lego

Lego revolution - la rivoluzione fatta dai Lego

di Mattia Gallo

Di seguito una selezione dei celebri mattoncini danesi coinvolti in personaggi, situazioni storiche e battaglie di oggi, schierati dalla parte antisistema. 

 

Sul fatt...

Leggi tutto...

Cosenza migrante

Cosenza migrante

di Mattia Gallo

 

Cosenza tra le prime città di emigrazione in Italia: questo lo dice il Rapporto Italiani nel Mondo 2013, a cura della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopa...

Leggi tutto...

La nave dei rifiuti

La nave dei rifiuti
 

Butta giù che va in Calabria: i nostri rifiuti producono altre “navi interrate”.

Nell'ultimo mese la “questione Calabrese” ha avuto uno sprazzo di visibilità con le navi dei veleni...
Leggi tutto...

Caserta: Saint Gobain: tra sogno comune e interessi privati

Caserta: Saint Gobain: tra sogno comune e interessi privati

Saint Gobain: tra sogno comune e interessi privati

INTRO_ 2009: Esco in un interno ed alzo gli occhi…quattromilasettecento metri quadrati di vetro e acciaio segnano la distanza tra ...

Leggi tutto...

Fuori dall'obiettivo 1 : "Curare" il meridione rompendo le servitù volontarie

Fuori dall'obiettivo 1 :
 
 
Dopo il quotidiano spettacolo delle truffe sui fondi pubblici , per le regioni definite in ritardo di sviluppo, marcate come Obiettivo 1, si tratta a questo punto di riportare il ...
Leggi tutto...

L'Università italiana all'epoca di Mussi. Le rovine dell'Università, i decreti di Mussi e il '68.

L'Università italiana all'epoca di Mussi. Le rovine dell'Università, i decreti di Mussi e il '68.
 
 

Il ministro ha battuto un colpo: qualche settimana fà , in base ai poteri conferitigli, quasi di sfuggita, da un codicillo annegato nella ultima legge finanziaria, ha decretato l...

Leggi tutto...

Discussione sul Reddito BIN-ITALIA a Salerno 2010


… dell’associazione giù a Salerno, ci assumiamo anche un compito latamente politico, cioè quello di cercare, in una realtà, tra l’altro come quella meridionale che del passaggio tr...

Leggi tutto...

Discorso dulla servitù volontaria

Discorso dulla servitù volontaria
Il "Discorso sulla servitù volontaria" è una di quelle opere dallo strano destino: ignorata per lunghi periodi improvvisamente riesce ad accendere non solo dispute fra storici ma a...
Leggi tutto...

Cosenza 1647: Il popolo è patrone e fa ogni cosa

Cosenza 1647: Il popolo è patrone e fa ogni cosa

(cartina del 1693  dell'abate Pacichelli)

 

 

Di seguito un estratto dal contributo “Per vedere occorre prima chiudere gli occhi”, di Massimo Ciglio, pubblicato nel libro “Vento del m...

Leggi tutto...

La guerra di Erdogan contro le donne in Turchia

La guerra di Erdogan contro le donne in Turchia

 

L’otto marzo da poco trascorso ad Istanbul si ricorderà per l’importante partecipazione al corteo in difesa dei diritti delle donne in un paese dove il governo di Erdogan tende a ...

Leggi tutto...

monologo d'amore

Lui mi diceva sempre:
 
LE CONDIZIONI SONO ATMOSFERICHE COMUNQUE,
COMUNQUE METEOROLOGICHE.
 
Mi diceva.
Ed io non capivo; intuivo, percepivo, però proprio capire no, mai!
Poi una notte, d...
Leggi tutto...

Consumatori (in)governabili

Consumatori (in)governabili

1. La critica della società dei consumi è sport antico e ricorrente. Peccato che troppo spesso si riduca a lamentazione nostalgica, o, ancora peggio, si t...

Leggi tutto...

LINK SITI AMICI

BIN ITALIACASA EDITRICE COESSENZAREPUBBLICA ROMANARADIO CIROMAACTIONRADIOSSINADINAMOSTORIE MIGRANTI